Blogsfera dei custodi di semi - Posts piú recenti
 Feed blogs

Tematiche
Menu : 



Posts piú recenti
2008/02/13
Tematica: Blog salvasemi

Autore: Alberto (1:21 am)
Serve salvare semi? Si, anche per difenderli da persone simili. Rilancio una mail appena ricevuta.

Da: "Nicoletta Forcheri"
Data: 09 febbraio 2008 3:43:25 GMT+01:00

Luigi Monti è stato rinviato a giudizio per avere arrecato un danno enorme al patrimonio dell'umanità e dello Stato italiano, danneggiando i semi conservati dal Dott. Perrino nelle celle refrigerate dell'Istituto di Germoplasma a Bari dal 1969. Culla della biodiversità mondiale, il tesoro è stato distrutto da questo individuo (il 40% degli 80000 semi morto, il restante moribondo). Dovrà rispondere solo di "abuso di ufficio".

Tutto lascia indovinare, leggendo il curriculum di questo individuo, come il mantenimento di temperature troppo elevate per un anno di seguito non sia stato un fatto casuale.

Primo perché un esperto, dirigente del Cnr, non solo non deve permettersi ma normalmente non incorre in errori così grossolani. Secondo perché dal curriculum sotto si evince chiaramente il "conflitto d'interessi". Un interesse più votato all'ingegneria genetica che non alla conservazione dei vecchi semi e della biodiversità.

Come mai un esperto in biotecnologie come Luigi Monti si è trovato a potere non solo accedere ma anche determinare l'incuria della banca frigorifera dell'Istituto di Germoplasma di Bari, dalla sua carica di direttore della banca del germoplasma, ricoperta dal 1° novembre 2002 al 31 dicembre 2006? Semplicemente perché nel 2002 - se ne sono fatte di cose strane subito dopo l'11/9! - l'Istituto viene accorpato ad altri quattro istituti del CNR diventando "Istituto di Genetica Vegetale". Esso nasce dalla fusione dell'Istituto del Germoplasma di Bari, che è una cosa, con l'Istituto per il Miglioramento Genetico delle Piante Forestali di Firenze, l'omonimo delle Piante da Orto e da Fiore di Portici, l'omonimo delle piante Foreggere di Perugia e l'Istituto di ricerca per la Genetica degli Agrumi di Palermo, che sono tutt'altra!!!

Si noti quanto è subdolo lo slittamento, da germoplasma a "miglioramento genetico" e poi guarda caso gran parte del germoplasma "distrutto".

Imputare tutta la vicenda come fa la giornalista (http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=16401) a una rivalità professionale è di una ingenuità disarmante. E infatti bastava dare un'occhiata al curriculum di Luigi Monti per capire che non è un caso. Le multinazionali degli OGM, spesso dietro a questi professoroni, hanno interesse a distruggere la biodiversità e stanno facendo di tutto per imporci i loro veleni geneticamente modificati, a costo di distruggere irremediabilmente la terra. La rivalità professionale mi sembra pertanto un diversivo.

E ad ogni modo anche se Luigi Monti fosse stato guidato da sentimenti di rivalità, nulla toglie che esso è reo di danneggiamento alla biodiversità mondiale. Si spera solo che contrariamente a chi appicca il fuoco, chi si macchia di tali reati, subisca pene severe. Tutto sta ad indicare di no. Sarebbe sorprendente il contrario, in un paese dove si rischia la cartella esattoriale per una multa impagata, mentre i grossi criminali la fanno sempre franca.

Che la vicenda serva da avvertimento per come intendono avanzare le agende di imposizione degli OGM: con subdoli slittamenti "semantici" come quello consentito dalla soglia di tolleranza "accidentale" di presenza di OGM nel cibo biologico, a partire dal 1 gennaio 2008, e dello 0,9% in Europa. Perché di sicuro la presenza "accidentale" spalanca le porte "all'incidente" della presenza in natura. E allora sarà troppo tardi. Il geneticametne modificato è geneticamente resistente e si diffonde nella natura con il vento e gli insetti, schiacciando la biodiversità. Ed è quello che le multinazionali aspettano: l'incidente programmato, dal quale ritireranno la manina e daranno in pasto ai giornali un diversivo. Esattamente come la rivalità professionale tra due professori. NF


Luigi Monti

Curriculum vitae

Luigi Monti ,nato a Napoli nel 1936, si é laureato con lode in Scienze Agrarie all'Università di Napoli nel 1959. Ha vinto il Concorso per la libera docenza in Genetica Vegetale e dal 1976 è Professore Ordinario presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Napoli in Portici ove insegna Genetica Agraria.

Coordina il corso di laurea in Biotecnologie, indirizzo agrario-vegetale e dirige la Scuola di Specializzazione in Biotecnologie Vegetali.

E' Direttore dell'lstituto del CNR sul Miglioramento Genetico delle piante da orto e da fiore con sede in Portici.E' membro dei Boards dell'lPGRI (Intel-natiollal Plant Genetic Resources Institute ill Rome) e dell'lCARDA (International Center of Arid Dry Areas in Aleppo, Syria) e di cinque Istituti di ricerca nazionali (Istituto sui Meccanismi di Biosintesi delle Piante del CNR a Milano, Istituto del Germoplasma a Bari, Centro per il controllo Biologico del CNR a Portici, I'lstituto Sperimentale per il Tabacco a Scalati e quello sulle Piante da Orto a Pontecagnano).

E' membro di numerosi comitati internazionali e nazionali che si occupano di biotecnologie vegetali e di risorse genetiche.

Il Prof. Monti dal 1961 al 1975 ha svolto attività di ricerca in mutagenesi genetica e di miglioramento genetico delle piante dell'ENEA (Roma). E' stato direttore di un programma nazionale in tecniche agricole e di un programma speciale su genetica e miglioramento genetico per resistenza agli stress biotici ed abiotici del Ministero dell ' Agricoltura.

E' stato presidente della SIGA (Società Italiana di Genetica Agraria) dal 1989 al 1991 ed ha partecipato alla valutazione dell'attività scientifica dell ' ICARDA svolta nel 1980.Il Prof. Monti è autore o co-autore di più di 140 lavori su argomenti di biotecnologia, citogenetica, mutagenesi e miglioramento genetico principalmente di leguminose da granella di patata e di piante da orto.


2008/01/31
Tematica: Blog salvasemi

Autore: Alberto (2:13 pm)

Vendere, distribuire, scambiare sementi in Europa è ancora illegale e da questa settimana è ancora più chiaro, dopo la condanna in Francia dell'associazione Kokopelli che ha ricevuto dal tribunale 35.000 € di sanzioni per aver commercializzato e diffuso varietà non iscritte ai registri.

Da alcuni giorni sul sito www.kokopelli.asso.fr capeggia un documento che inneggia: Citoyens, au semences! (Cittadini, alle sementi!). La responsabilità di questa situazione viene addebitata giustamente alla politica che da una parte aderisce a tutti i trattati internazionali per la difesa della biodiversità e dall'altra ne scava la fossa tralasciando che queste leggi siano operative sul suolo dell'Unione. Per cui una associazione che non ha finalità di lucro e che invece ha come finalità quella di conservare una collezione vivente di 2.500 varietà e che campa per fare questo anche dalle vendite di semi viene punita. Da chi? Da una grande compagnia sementiera, Baumaux da cui non comprerò mai più nemmeno una bustina di semi anche se nemmeno se ne accorgerà dato che vende già per 800.000 € di profitti annui, e dalla associazione delle ditte sementiere francesi, che incasseranno i danni oggetto della sanzione comminata a Kokopelli.

La causa è tutta giocata sul fatto che sul sito internet di Kokopelli sono, o meglio erano, esposte e vendute molte varietà non iscritte al registro europeo delle varietà ammesse alla vendita. Eppure queste varietà erano regolarmente coltivate da agricoltori biologici, tutte certificate come da agricoltura biologica, sono varietà conosciute perché già ampiamente descritte sia da Kokopelli sia da altre associazioni di seed savers, sono spesso antiche varietà.

Un peccato che si sia perduta un'occasione simile, la causa era andata altalenando, fra torto e ragione (la prima vinta da Baumaux, il ricorso da Kokopelli, la definitiva da Baumaux e associazione sementieri francesi). Poteva essere la volta buona per una giurisprudenza positiva. Invece la repressione "frodi" ha avuto la meglio. La biodiversità come frode, la frode dei semi manipolati come futuro, un mondo sottosopra senza più ragionevolezza, l'amore per la felicità delle persone che ci abitano in questo mondo è finito, l'amore per il dio denaro e la sua adorazione è diventato l'ago di ogni bilancia, anche quella della giustizia.

2007/12/29
Tematica: Blog salvasemi

Autore: logico (6:13 pm)
<div align="left"><p><strong>AMBIENTE, 3 MLN DI ETTARI DI COLTURE TAGLIA INQUINAMENTO IN MENO. </strong></p><p align="justify">Nell'ultimo quarto di secolo sono andati persi tre milioni di ettari di terreno coltivato con funzione antismog nei confronti dei gas ad effetto serra ed altri inquinanti. E' quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare il rapporto Apat , sottolinea che ogni anno vengono persi mediamente oltre 120mila ettari di colture capaci di assorbire anidride carbonica (CO2) a vantaggio di altre destinazioni soprattutto urbane ed industriali. La campagna - sostiene la Coldiretti - rappresenta un serbatoio di aria pulita indispensabile per combattere lo smog nelle città che va difeso nei confronti dell'urbanizzazione selvaggia. Peraltro, il terreno sottratto all'attività agricola comporta anche gravi problemi di natura idrogeologica che - precisa la Coldiretti - mettono a rischio la stabilità del territorio. L'attività agricola - conclude la la Coldiretti - non svolge dunque solo una funzione economica ma anche un importante ruolo dal punto di vista paesaggistico ed ambientale che deve essere adeguatamente valorizzato puntando sull'impresa e sulla sua capacità di presidio del territorio. luigi</p></div>
2007/12/14

Autore: Alberto (8:35 pm)
Oggi ho potuto leggere qualche brano di ciò che pensa De Rita, il presidente del Censis quando nel presentare il 41° Rapporto sulla situazione sociale del Paese parla di una nazione che non è più coesa ma assomigliante di più alla mucillagine. Io sono di Rimini e se permettete sono un vero specialista in mucillagini varie, le riconosco a distanza sia per colore che per densità, so di che stagione sono e so soprattutto se sono quelle vere o quelle similalginati che in verità nascondono ben altre forme di degrado e inquinamento ambientale.

Che la nostra civiltà italiana sia diventata tale me ne ero accorto già da qualche anno, quando nonostante da exriminese ormai, vivevo in un angolo di natura duramente conquistato a furia di mutui e sacrifici, chiari di luna e rinunce. Speravo di aver trovato un posto dove stare lontano dalle mucillagini varie, poi ho notato che la in-civiltà stava avanzando, un po' come il nulla del film La Storia Infinita e ho capito che non potevo pensare di fare di Ca del Santo un eremitaggio, un posto idilliaco non mi avrebbe difeso dalla marea di schifo che stava montando. Decisi di ricominciare da qualcosa di fondamentale, dai semi, da ciò che da la vita a tutto quello che ci circonda e a me stesso.

De Rita arriva a dire: "Nessuno vuole più responsabilità: è da qui, per il Censis, che bisogna ripartire se si vuole invece ritornare allo sviluppo collettivo, allo sviluppo di popolo: "La prima speranza è che la minoranza vitale si allarghi. L'anno scorso, quando parlavamo di una minoranza silenziosa, non ce l'ha fatta. Ma dobbiamo invece sperare in un allargamento della base vitale del sistema. La seconda è la moltiplicazione delle minoranze". Da Repubblica.it

Io so di far parte di questa minoranza silenziosa ma non sono stato silente. Potevo? Forse si, ma per decisione interiore ho deciso che no, non si può rimanere silenziosi. E soprattutto ho deciso di prendermi la mia responsabilità. Non solo anche quella di responsabilizzare altri per quello che mi è possibile. Se la società crolla è solo perché abbiamo pensato di delegare ai soldi la nostra responsabilità: io pago le tasse, io pago i professionisti, perché devo anche fare, sono loro che ci devono pensare, no? E invece proprio per niente, ognuno che voglia vedere rinascere la civiltà si deve riprendere in mano quello che in fondo è sempre stato proprio. Ricominciando dai semi, e non da semi qualunque, ma quelli della nostra civiltà, della nostra cultura, della nostra terra, quelli della nostra tradizione, quelli che si possono chiamare chiaramente in italiano o in un qualche dialetto italico. Alcuni dicono che non è facile trovarli, alcuni dicono che non esistono più, alcuni dicono che un seme vale l'altro. Io non mi vorrei perdere a polemizzare, preferisco andare in cerca, preferisco trovarli, preferisco ritornare all'orto. Ecco perché fino a febbraio sarò disponibile per l'associazione (convegni o incontri, segreteria o giornalini da scrivere, siti o telefonate). Poi l'orto e i campi avranno la precedenza, tutto il resto deve rimanere in secondo piano, e se c'è qualche socio che questo non lo capisce e che scambia il mio atteggiamento per una forma di scortese scarsa disponibilità è evidente che non ha capito che ognuno si deve prendere le proprie di responsabilità sui nostri semi.

Ho letto spesse volte nel forum che semi italiani di varietà locali ne circolano pochi fra di noi. Allora io credo che sia opportuno per il 2008 dedicare più tempo alla ricerca di queste sementi e credo che incoraggerò ogni forma di istruzione dei soci perché siano capaci di tornare a parlare con i contadini per farsi raccontare le loro storie, le loro ricette, i loro modi di coltivare e dopo tutto ciò ricevere i semi delle varietà contadine italiane. Io voglio sperare che ne siate capaci.

Le mie speranze sono accompagnate da ciò che anche De Rita chiama "ritorno della coscienza stretta": citando Leopardi, De Rita afferma che gli italiani hanno una "coscienza larga". E citando il presidente del Consiglio, ricorda: "Prodi una volta in un momento di rabbia ha detto che questa società non è meglio della politica". E allora deve migliorare la società, si deve tornare a una coscienza stretta: persino una minoranza faziosa, ma forte dei propri valori, afferma De Rita, è meglio della "mucillagine".

Io preferisco la via stretta, quella più difficile, salvare la biodiversità italiana, la mia cultura e le mie radici agriculturali. La preferisco alla mucillagine qualunque.
2007/12/07
Tematica: Blog salvasemi

Autore: Alberto (7:57 pm)
Oggi ho consegnato una bozza credo molto vicina alla definitiva di una scheda per descrivere le varietà locali i cui semi sono in conservazione presso noi soci. Perché una schedatura: intanto perché da quando ci scambiamo semi via posta assomigliamo molto ai seed savers di oltreoceano ma non riusciamo a creare un vero conservatorio della biodiversità della civiltà contadina, perché le nostre varietà locali non sono come i semi degli emigranti statunitensi. Le nostre varietà sono un tuttuno con il territorio in cui sono state selezionate dagli agricoltori, non sono elementi sradicati e ripopolati altrove, sono spesso li da tempi lontani e costituiscono la base del tessuto agriculturale. Quanto è arrivata la cultura dell'agroindustria a imporre le sue razze e i suoi semi molto è cambiato e le campagne sono mutate. Come muteranno con i mutanti ogm è da vedere, certamente gli ogm favoriscono le grandi aziende piuttosto che le piccole. La biodiversità delle varietà locali invece favoriscono le piccole dimensioni aziendali e rendono possibile un nuovo rinascimento agricolo basato su vendita diretta e nuovo "breeding" che uscirà nuovamente dalle mani degli agricoltori. Però conservare una varietà locale è conservare una ricchezza del territorio, qualcosa che ha a che fare con ricordi e tradizioni. Separare un seme dal suo territorio e dalle sue conoscenze correlate significa ridurlo a generica risorsa genetica, utile solo a un laboratorio come base di partenza per ibridazioni e estrazioni di materiale da riselezionare a linea pura.

Ecco perché la nuova scheda accompagna alla descrizione del seme e della pianta conoscenze che derivano dalla coltivazione e gli usi, possibilmente le ricette più tipiche e gli areali storici di diffusione.

Da questa scheda sarà organizzato un archivio dati elettronico nel sito di Civiltà Contadina, accessibile solo ai soci come altri servizi li contenuti, che permetterà di capire chi e cosa realmente conserva e ogni gruppo locale arriverà presto a conservare le sue proprie varietà, quelle del proprio territorio, perché i semi non sono di nessuno, ma sono della terra in cui sono coltivati da decenni.

Un tempo gli indiani d'America ridevano dei bianchi che pensavano di acquistare la terra con denaro. A chi gli chiedeva perché di quel riso potevano rispondere: "È come se le pulci potessero dire: questo cane su cui stiamo è nostro. La terra non è di nessuno, siamo noi che siamo della terra" E se il territorio in cui siamo non ha più semi, o frana perché il terreno non ha agricoltori che lo curano, e l'aria è dannosa perché inquinata e infine l'acqua dei fiumi scompare e si deve bere acqua in bottiglia portata da lontano, allora quel territorio ha perduto ogni suo valore e la gente che ci abita sopra vive male anche se ricca.

2007/12/06
Tematica: Blog salvasemi

Autore: Alberto (5:26 pm)
I miei tempi sono sempre più pieni. Oggi ho dedicato una giornata ai semi della mia vallata. Sono stato chiamato a Ancona per discutere l'iscrizione di questi semi nel registro regionale. Si tratta delle varietà ritrovate in Val Marecchia con un progetto intestato a Civiltà Contadina dal nome intrigante "Geni in Campo". Circa 40 fra ortive, cereali e frutti, un elenco incompleto certo perché non aggiornato dal 2003 in poi, quando ancora non conoscevo i vitigni, altri frutti e ortaggi che ho scoperto più tardi.

Mi sono presentato alla commissione che accoglie le domande di iscrizione al registro regionale delle varietà contadine, ho portato un po' dei miei racconti, ho parlato di Civiltà Contadina, ho descritto ciò che avevo trovato. Presto gli invierò dei semi per provare in campo cosa sono realmente, per testare il loro stato di salute e produttività.

Naturalmente tutto ciò fa parte della mia vita no profit, mi dedico alle sementi, le mie energie dedicate alla conservazione della biodiversità, oltre a un viaggetto di quasi 300 km. Vorrei tanto che sulla base di queste esperienze anche altri soci la dove le leggi regionali di protezione sulla biodiversità agricola locale funzionano iscrivessero le varietà ritrovate negli appositi registri. Spesso ciò equivale solo a un costo, però solo così il ciclo è completo, solo così siamo conservatori di sementi, non per tenercele per noi stessi, ma per ridarle al territorio, per ridarle ai campi.
2007/11/21
Tematica: Blog salvasemi

Autore: logico (10:22 pm)
<p align="justify">I risultati della consultazione confermano la crescente opposizione dei cittadini italiani al biotech nel piatto e richiedono una assunzione di responsabilità ai massimi livelli di governo per proteggere il Made in Italy dal rischio di contaminazioni. E' quanto afferma la Coldiretti in occasione della presentazione del bilancio della Consultazione nazionale su Ogm e modello di sviluppo agroalimentare, promossa dal 15 settembre al 15 novembre dalla Coalizione ItaliaEuropa - liberi da Ogm. L'obiettivo - continua la Coldiretti - deve essere ora quello di valorizzare le produzioni del territorio e di difenderle dalla omologazione e dalla delocalizzazione per una agricoltura che guarda al mercato e risponde alle domande dei cittadini, che chiedono di consumare alimenti di qualità, con un forte legame territoriale. Un impegno - prosegue la Coldiretti - sul quale sta crescendo la consapevolezza in Europa dove l'Italia ha una ragione in più, per difendere la scelta di evitare a livello nazionale di coltivare produzioni Ogm, perché può vantare i primati raggiunti sul piano della qualità, sicurezza alimentare ed ambientale. Una impresa biologica europea su tre è italiana (37,7%) con la superficie nazionale coltivata a biologico che rappresenta più di un quarto (27,7%) del totale coltivato a livello Ue mentre l'agricoltura nazionale - precisa la Coldiretti - detiene anche la leadership europea con ben 163 denominazioni di origine italiane riconosciute nell'albo comunitario sul totale di 756 (21,5 per cento). Ma l'Italia ha anche  - continua la Coldiretti - il record assoluto del 98,5 per cento dei campioni di frutta e verdura con residui di fitofarmaci al di sotto dei limiti di legge che conferma gli ultimi risultati pubblicati dalla Commissione Europea dai quali emerge che la frutta e la verdura Made in Italy sono le più sicure in Europa con una presenza di residui chimici nettamente inferiore a quella di altri Paesi produttori dove le irregolarità rilevate per i prodotti alimentari sono superiori di tre volte in Germania, quattro volte in Francia e Spagna e di oltre 6 volte in Olanda. Dall'Indagine 2007 COL DIRE TTI-SWG “Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione” emerge che due italiani su tre (67 per cento) che esprimono una opinione ritengono che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati (Ogm) siano meno salutari rispetto ai prodotti tradizionali e tale percentuale è alta tra i giovani e i laureati tra i quali diminuiscono peraltro gli indecisi. La stessa diffidenza - conclude la Coldiretti - si registra anche in altri paesi europei come Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna dove la percentuale dei “preoccupati” è in media del 63 per cento. </p>
2007/11/16

Autore: logico (6:32 pm)
<p><table height="396" cellspacing="1" cellpadding="0" width="608" border="0"><tr><td class="territoriotesto"><div align="left"><p align="justify">La produzione nazionale di olio di oliva è stimata in calo del 10 per cento rispetto allo scorso anno su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali per effetto della forte siccità estiva anche se le condizioni climatiche antecedenti la raccolta sono state favorevoli ed hanno assicurato una ottima qualità e rese in olio superiori alla media. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la novità del 2007 è rappresentata dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.243 del 18 ottobre il decreto sull'obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate nell'olio vergine ed extravergine. Il decreto - sottolinea la Coldiretti - prevede che sulle confezioni di olio d'oliva vergine ed extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l'olio, entro tre mesi dalla pubblicazione per consentire di etichettare in trasparenza il nuovo raccolto. Solo la scritta in etichetta “olio ottenuto da olive italiane” - sottolinea la Coldiretti - garantirà la provenienza nazionale dell'extravergine in commercio per impedire di “spacciare” come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, come è avvenuto fino ad ora senza alcuna informazione per i consumatori. Con l'entrata in vigore de Decreto, se le olive sono state prodotte in più paesi, questi andranno tutti indicati e per i trasgressori - ha precisato la Coldiretti - sono previste multe fino a 9.500 euro. L'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è - continua la Coldiretti - un contributo alla trasparenza se si considera che nei primi sei mesi del 2007 si è verificato un aumento record del 30 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia. In Italia si stima un consumo nazionale di 14 kg a persona con una netta preferenza per l'extravergine per il quale si registra un aumento degli acquisti in quantità dell'1,4 per cento mentre i prezzi medi al dettaglio sono risultati sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno  (-0,5 per cento) sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi otto mesi del 2007. L 'Italia - conclude la Coldiretti - è il secondo produttore europeo di olio di oliva e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall'Unione Europea, che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi di Euro e garantiscono un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative. Fonte Ccdd.</p></div></td></tr><tr><td height="31"> </td></tr><tr><td height="2"> </td></tr></table></p>
2007/10/19

Autore: logico (7:04 pm)

PREZZI: COLDIRETTI, SPESA RIDOTTA DI 1/3 CON ACQUISTI DAL PRODUTTORE

Di fronte al caro prezzi è possibile ridurre di un terzo il costo della spesa facendo acquisti diretti dai 50mila imprenditori agricoli, che vendono frutta, formaggi, vino, olio e salumi nelle aziende agricole senza costose intermediazioni che sono la causa principale degli aumenti. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta di un fenomeno in rapida diffusione che si è esteso recentemente anche al latte con il via libera a centinaia di distributori automatici dove è possibile acquistare un prodotto genuino, di alta qualità e con prezzi inferiori fino al 40 per cento a quelli di mercato. La rapida diffusione dei distributori automatici di latte fresco - sottolinea la Coldiretti - è il frutto di un interesse comune di allevatori e consumatori a ridurre le intermediazioni, combattere le speculazioni e garantire una remunerazione adeguata agli allevatori con prezzi convenienti per i consumatori. Un fenomeno che riguarda anche altri settori con quasi sette italiani su dieci che hanno acquistato vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità direttamente dalle 48.650 imprese agricole nazionali che offrono questo servizio giudicandolo in maggioranza conveniente, sulla base dei dati dell'Osservatorio nazionale sulla spesa in campagna promosso da Coldiretti e Agri 2000. S ono 21mila le cantine aperte dove i turisti possono acquistare vino che, con il 41 per cento delle aziende totali, è il prodotto maggiormente commercializzato direttamente, seguito dall'ortofrutta con il 23,5 per cento, dall'olio di oliva con il 16 per cento, dalla carne e dai salumi con l'8 per cento, dai formaggi comprati in malghe e caseifici con il 5 per cento, mentre più ridotto è il numero di imprese che offrono miele (1 per cento). Dall'analisi dei luoghi dove è possibile fare acquisti di prodotti della campagna emerge che due imprese agricole su tre usano locali adattati all'interno dell'azienda dove vengono anche utilizzate strutture di facile allestimento da sistemare lungo i confini con le strade più trafficate, mentre molto diffusa con il 23,8 per cento è la partecipazione a mercati e fiere locali e con il 2,2 per cento rimane ancora minoritaria l'apertura di punti vendita esterni situati ad esempio nelle città. Una tendenza che la Coldiretti intende sostenere con l'apertura nelle città di mercati gestiti direttamente ed esclusivamente dagli imprenditori agricoli delle campagne con l'offerta di prodotti locali, freschi e di stagione sull'esempio dei Farmers Market diffusi in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.News da ccdd .luigi1238@hotmail.com

2007/09/27

Autore: Alberto (9:26 pm)
12 settembre 2007, Ministero delle politiche agricole, a 10 minuti dalla stazione Termini, una bella giornata di sole e anche una novità importante: il dipartimento delle politiche allo sviluppo ha invitato Civiltà Contadina a prendere la parola attorno a un tavolo che si occupa di coordinare l'applicazione del trattato internazionale FAO sulle risorse genetiche. Con Civiltà Contadina altre poche, piccole ma importanti realtà associative italiane che si occupano di biodiversità come Associazione Archeologia Arborea, il Consorzio della Quarantina, Crocevia e l'Istituto di Oltremare. Erano presenti anche il ministero dell'ambiente e il CRA che colleziona un immenso campo catalogo di fruttiferi e coordina tutte le banche genetiche italiane.
È stata una bella giornata, abbiamo potuto conoscerci, lanciare iniziative e soprattutto proposte su come sviluppare i movimenti che si occupano di biodiversità e diritti degli agricoltori.

A rappresentare Civiltà Contadina dovevamo essere in due, ma il socio di Roma all'ultimo ha avuto un impedimento.

La prima parte della riunione è stata dedicata a un giro di presentazioni per conoscerci. Io ho portato ai presenti una presentazione delle attività che i soci di Civiltà Contadina svolgono, un po' di numeri.

La seconda parte invece abbiamo avuto la possibilità di un giro di richieste. Dopo il primo triennio di attuazione del trattato internazionale ora si richiede un nuovo programma triennale e questa volta sono le associazione che possono entrare in questa programmazione. In pratica cosa fare per attuare il trattato? Questo trattato impone la salvaguardia delle sementi ma anche il loro ritorno ai contadini che ne devono diventare utilizzatori. Ecco perché l'obiettivo comune di tutti gli attori in questo scenario sarà far tornare le risorse alla terra e alla custodia attiva di agricoltori. Io ho portato molte mie opinioni in merito: innanzitutto che molta gente non sa cosa sono ne le risorse genetiche di cui parla il trattato ne se cosa sono le varietà locali. È grazie a associazioni come Civiltà Contadina e a portali come questo che queste nozioni si spandono. E se la gente comune non è coinvolta le leggi non funzionano. Vedi in molte regioni italiane dove sono state promosse leggi regionali che non sono mai entrate a regime perché la gente comune, non gli specialisti, non ne sente ne il bisogno ne l'importanza. Se invece ci fosse informazione e la sensibilità aumentasse allora anche le amministrazioni farebbero di più per mettere queste leggi in grado di fare ciò che sulla carta sono state destinate a fare. Un altro tassello che ho voluto mettere e che non si deve lasciare soli ne gli agricoltori ne gli istituti di ricerca nella conservazione ma di affiancare ad essi la collaborazione di tanta gente comune appassionata, perché le sementi sono di tutti e per tutti. Quindi tutta la gente di un territorio sia messa in grado di collaborare alla conservazione, anche perché esistono sia gli orti personali sia tanti appassionati che conservano con molta perizia. Inoltre l'evidenza è che l'agricoltura dei grandi numeri è stata la protagonista principale della perdita della biodiversità mentre sono i piccoli agricoltori che continuano a conservare i cimeli delle varietà locali contadine, quasi sempre sono anziani contadini che lo fanno nel proprio orto di sussistenza. Se non fosse per la loro passione, se fosse per l'agricoltura da reddito, quasi tutto sarebbe già perduto.
Ma ho sottolineato che solo se si permette alle associazioni come Civiltà Contadina di svolgere la propria attività alla luce del sole e senza restrizioni, solo se si da la priorità a chi fa conservazione, sia agricoltore che appassionato, rispetto a tutte le altre attività rurali, questo obiettivo può essere avvicinato.

Fra le cose negative segnalate: che molte regioni italiane sono fuorilegge riguardo alla applicazione del trattato di protezione FAO sulle risorse genetiche; che le risorse economiche fin qui utilizzate, circa un milione di euro l'anno, non possono essere esclusiva dei soli centri di ricerca; che l'accesso alle risorse genetiche collezionate dai centri devono essere messe a disposizione di chi fa richiesta con metodi facilitati previsti dal trattato; che i privilegi dell'agricoltore devono essere maggiormente divulgati e conosciuti; che dalle attività di solo collezionismo dei centri di ricerca si deve passare alla redistribuzione delle risorse genetiche ai contadini e agli appassionati per la loro valorizzazione.

Cosa ho imparato: che il trattato sulle risorse genetiche della FAO ha una maggiore importanza di quella che gli davo, che supera qualsiasi legge nazionale e che a quello ci si può appellare per difendersi sopra ogni soverchia o brevetto perpetrato da qualsiasi entità, anche multinazionale, e che siamo fortunati che in Italia, a differenza che negli Stati Uniti, è stato sottoscritto fin da subito.

Avremo altri incontri "al Vertice" di cui vi terrò informati ...

(1) 2 3 4 ... 9 »



I bloggers piú attivi
1
Alberto
36
2
Miche
16
3 adrianac 12
4
caprettetibetane
11
5
logico
8
6
yellowkid
5
Calendario
«  «  2008 Maggio  »  »
Dom Lun Mar Mer Gio Ven Sab
27 28 29 30 1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
Scrivere sul blog
Vorresti partecipare alla scrittura di questo blog?
Non devi fare altro che richiedere al webmaster i diritti di accesso. Ti saranno accordati se sarai capace di inviare testi divertenti, appassionati e intensi sugli argomenti di cui tratta il sito.
 
Home  | Forum  | Notizie  | Scrivici  |  Cerca  | Cibo Locale  | Ristobio  | Associati ora!  |  Downloads  |  Chi siamo  |  Mappa del sito
Questo portale vive grazie al sostegno dei soci di Civiltà Contadina. Tutto il software utilizzato è libero da brevetti e open source.
I contenuti originali di questo sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.